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Pensaci bene, non pensarci troppo

Due settimane fa abbiamo ragionato sull’istinto dicendo che il motto “segui il tuo istinto” è uno dei peggiori consigli che si possa seguire. D’altra parte, in un mondo dove gli estremi ci gettano sempre nelle tenebre, il contrario dell’istinto rischia di essere altrettanto devastante. 
Il cosiddetto over-thinking, l’iper-riflessività, è un vizio che danneggia la nostra vita tanto quanto l’impulsività, anche se in modo molto diverso: se da un lato l’istinto ci spinge a compiere azioni irrazionali e prive di ponderazione, l’atto di indugiare troppo sulle scelte e le possibilità ha come conseguenza l’immobilismo e l’incapacità di valutare rischi e benefici. 
L’iper-riflessività nasce prima di tutto dal timore delle conseguenze: dal momento che il futuro e gli effetti delle mie scelte sono al di fuori della mia capacità di prevedere e controllare le variabili, allora devo riflettere fino al punto da avere sotto controllo tutti i miei futuri possibili. L’over-thinking è la presunzione della razionalità, l’idea che esista un modo, riflettendo a sufficienza, per ridurre la casualità e il ruolo della fortuna in massimo grado, così da sapere in anticipo quel che mi accadrà. Dietro a tutto questo c’è la paura che la realtà mi presenti un conto troppo salato e questo, spesso, ci immobilizza. 
Mi pare triviale far notare che questa è la più stolta delle illusioni. Prevedere le variabili per avere potere sulla realtà è una cosa che la mente eccelsa di uno scacchista può fare nel suo sport prediletto, ma solo perché sulla scacchiera le variabili, per quanto numerosissime, seguono regole ben precise, cosa che nella realtà non accade. Scegliere di andare a fare un colloquio di lavoro non è come prevedere la prossima mossa dell’avversario, così come scommettere su una relazione di cui ancora non so niente non ha quasi nulla a che vedere con la previsione di come si muoverà quell’alfiere. 
Noi sogniamo un mondo di variabili sufficientemente limitate da poter vedere in anticipo il risultato delle nostre scelte, ma il mondo non è una partita di scacchi: la vita è un gioco di scommesse verso il buio in cui le variabili sono talmente numerose da renderci impossibile capire quel che accadrà. E riflettere più che a lungo sarà solo un modo per rimandare quel che avremmo dovuto scegliere – anzi: ciò su cui avremmo dovuto scommettere un bel po’ di tempo fa. 
L’istinto non va seguito, ma ciò non significa che pensare a lungo elimini la casualità e la fortuna dalla nostra vita: la via di mezzo è come sempre la strada corretta. Prima di compiere una scelta, non assecondare l’impulso immediato che ci guida da animali: è meglio pensarci, tre o quattro volte per bene, prendendosi il giusto tempo per valutare i rischi e benefici. Ma non si deve cadere nell’illusione di poter pensare così tanto e così bene da eliminare il “fattore scommessa”: ad un certo punto, una volta ponderata la scelta, dovremo gettarci e scommettere su qualcosa. 
Altrimenti, ci condanneremo sempre ad una terribile immobilità, convincendoci a non compiere scelte perché il mondo è troppo casuale. Ma l’infelicità ce la saremo costruita noi, usando la riflessione contro noi stessi.

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